lunedì, ottobre 26, 2009

L'Aja, via al processo a Karadzic il criminale di guerra vuole boicottarlo


(Dal sito di Repubblica)

La delegittimazione di un Tribunale Internazionale da parte di un proprio imputato, che ne disconosce a priori la natura di Corte imparziale e ne lamenta la natura politica, è un problema "vecchio" che ancora affligge ogni giurisdizione penale internazionale (che invece è molto giovane).

I tribunali straordinari successivi alla seconda guerra mondiale (Norimberga e Tokio), così come quelli istituiti ad hoc per i crimini commessi in Jugoslavia e in Ruanda, fino a giungere alla Corte Penale Internazionale, istituita a Roma nel 1998, scontano ancora la propria novità, la timidezza (connivenza) degli Stati - gelosi delle proprie prerogative in termini di sovranità, ed esclusività nella punizione dei propri cittadini - e una nuova concezione del diritto internazionale che pur faticando a farsi strada rappresenta una grande conquista delle nostre società.

Che non deve fermarsi davanti a un Karadzic qualsiasi.

Radovan conosce molto di quanto è successo nei terribili anni del conflitto.

Ha il diritto di difendersi, ha il dovere di spiegare quello che è successo.

Lo deve alle vittime, lo deve alla sua gente, che ha già sofferto troppo per causa sua e di altri come lui.

b.

L'AJA - I giudici del Tribunale Penale Internazionale dovranno decidere oggi se procedere con il processo contro l'ex leader dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic. Dopo numerosi tentativi, tutti falliti, di far rinviare la prima udienza, Karadzic ha deciso che non si presenterà in aula, annunciando così il boicottaggio con una lettera al Tribunale. L'assenza mette i giudici davanti ad una scelta difficile, perché non ci sono regole per affrontare una circostanza simile. Radovan Karadzic è considerato, assieme a Ratko Mladic e Slobodan Milosevic, la figura simbolo delle brutalità commesse durante le guerre balcaniche. Incriminato per genocidio e crimini di guerra, era oggetto di una taglia di 5 milioni di dollari messa dal governo degli Stati Uniti. Nato a Petnjica, nel nord del Montenegro da un padre che aveva fatto parte dei Cetnici, il gruppo monarchico jugoslavo che combatteva contro la resistenza partigiana comunista di Tito, si trasferì a Sarajevo, in Bosnia Erzegovina, per studiare di psichiatria. Amante della poesia, si avvicinò allo scrittore nazionalista serbo Dobrica che lo incoraggiò a intraprendere la carriera politica. Nel 1989 fu tra i protagonisti della fondazione in Bosnia Erzegovina del Partito Democratico Serbo (Srpska Demokratska Stranka) che si proponeva di proteggere e rafforzare gli interessi dei Serbi di Bosnia Erzegovina. Il 3 marzo 1992 un referendum cui avevano partecipato solo i Croato-Bosniaci e i Bosniaci Musulmani (mentre era stato boicottato dai Serbi di Bosnia), sancì l'indipendenza della Repubblica dalla Jugoslavia. Poco più di un mese dopo la Bosnia Erzegovina venne riconosciuta dall'Onu come uno stato indipendente e sovrano, ma i Serbi di Bosnia non riconobbero il nuovo stato e proclamarono la nascita nei territori a prevalenza serba della Repubblica Serba (Republika Srpska), di cui Karadzic divenne presidente. E' accusato di aver ordinato la "pulizia etnica" di popolazioni bosniache e croate. La doppia accusa di genocidio che grava nei suoi confronti è collegata a due terribili momenti del conflitto: la strage di Srebrenica e l'assedio di Sarajevo.
Dal 1996 è ricercato per crimini di guerra dal Tribunale Penale Internazionale per i Crimini nella Ex-Jugoslavia. L'Interpol ha emesso contro di lui un mandato per crimini contro l'umanità, la vita e la salute pubblica, genocidio, gravi violazioni delle convenzioni di Ginevra del 1949, omicidio e violazioni delle delle norme e delle convenzioni di guerra. In sua difesa, i suoi sostenitori affermano che non ha colpe più gravi di quelle commesse da altri leader di Paesi in stato di guerra. E' stato arrestato il 21 luglio del 2008 ed estradato all'Aja otto giorni dopo, il 29 luglio. La sua capacità di evadere la cattura per tutti questi anni ha fatto di lui un eroe popolare in alcuni ambienti nazionalisti serbi. Nel 2001 centinaia di suoi sostenitori hanno manifestato in sua difesa nella sua città natale. Nel novembre del 2004 corpi militari britannici fallirono un'operazione militare organizzata per la cattura sua e di altri sospettati. Nel marzo del 2003 la madre, Jovanka, lo invitò pubblicamente a non arrendersi, ma nel 2005 i leader serbo-bosniaci lo invitarono ad arrendersi e meno di un mese fa sua moglie Liljana Zelen si è unita al coro, chiedendogli di consegnarsi.

mercoledì, ottobre 14, 2009

Belle notizie da Bruxelles...



Nella giornata di ieri la Commissione Europea, nella persona del Commissario Olli Rehn, ha presentato il rapporto annuale sull'allargamento dell'Unione.
Per i paesi dei Balcani le notizie sono buone, si può dire che sono stati promossi, con le eccezioni del Kosovo e in parte della Bosnia.
La Croazia ricomincia a correre spedita verso la Ue, la Macedonia può cominciare i negoziati.
Dal 2010 scompaiono i visti per Serbia, Macedonia e Montenegro subito, per Bosnia e Albania un pò oltre.
Si auspica che l'Unione sblocchi l'accordo di associazione con la Serbia (pare che l'ostruzionismo olandese sia ormai politicamente isolato), si esprime preoccupazione sulla situazione in Kosovo, (carente in materia di stato di diritto, lotta alla criminalità organizzata e rispetto dei diritti delle minoranze) si riscontrano problemi in Bosnia, paese bloccato dall'incapacità della propria classe politica di immaginare un futuro condiviso.
Ecco un estratto del rapporto, consultabile interamente sul sito della Commissione: http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/09/1519&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en

Il processo di allargamento dell'UE: un anno di progressi nei Balcani occidentali e in Turchia
Oggi la Commissione ha adottato la sua strategia annuale sull'allargamento dell'UE. La comunicazione evidenzia i progressi verso l'integrazione europea compiuti nell'ultimo anno dai Balcani occidentali e dalla Turchia malgrado la crisi economica che ha colpito l'intero pianeta e individua le sfide principali che questi paesi dovranno affrontare nei mesi e negli anni a venire. In considerazione dei progressi compiuti, la Commissione ha deciso di raccomandare l'apertura di negoziati con l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Nel 2010 la liberalizzazione dei visti nei Balcani occidentali progredirà in misura considerevole, segnando un decisivo passo avanti per la regione.
Nel 2009 ricorre il 20° anniversario della caduta del muro di Berlino e il 5° anniversario dell'allargamento dell'UE all'Europa centrale e orientale. La prospettiva di aderire all'UE costituisce tuttora un forte incentivo ad attuare le riforme politiche ed economiche e consolida la pace e la stabilità. È nell'interesse strategico dell'Unione che questo processo non perda mordente, nel rispetto dei principi e delle condizioni convenuti.
L'attuale processo di allargamento dell'UE si svolge nell'ambito di una recessione grave e generalizzata, che ha colpito sia l'Unione sia i paesi interessati dall'allargamento. Le vertenze bilaterali non devono ostacolare il processo di adesione e devono essere risolte dalle parti interessate.
L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia ha compiuto notevoli progressi e ha ampiamente realizzato le priorità fondamentali del partenariato di adesione. Ritenendo che il paese soddisfi in misura sufficiente i criteri politici stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 1993 e nell'ambito del processo di stabilizzazione e di associazione, la Commissione ha pertanto deciso di raccomandare l'apertura di negoziati di adesione.
Nel presentare il pacchetto sull'allargamento, il commissario per l'allargamento Olli Rehn ha dichiarato: "La strategia di allargamento che presentiamo oggi dimostra il nostro impegno nei confronti del futuro europeo dei Balcani occidentali e della Turchia. In questo difficile contesto di crisi economica, le domande di adesione dell'Albania e del Montenegro sottolineano il costante potere di attrazione dell'Unione e il nostro ruolo nel promuovere stabilità, sicurezza e prosperità. La candidatura dell'Islanda conferisce una nuova dimensione al nostro programma di allargamento."
L'esenzione dall'obbligo di visto per i cittadini dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, del Montenegro e della Serbia, che entrerà in vigore all'inizio del 2010, porterà loro vantaggi tangibili. Entro la metà del 2010 la Commissione presenterà proposte per l'Albania e per la Bosnia-Erzegovina, purché questi paesi rispettino le condizioni stabilite.
Riguardo alla Turchia, il commissario Rehn ha inoltre dichiarato:
"La Turchia ha rinnovato il suo impegno a favore delle riforme politiche. I progressi dei suoi negoziati di adesione dipendono da questo impegno, specie per quanto riguarda il consolidamento delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto. Ci rallegriamo delle recenti consultazioni su un'importante iniziativa curda, da cui mi auguro scaturiranno azioni concrete a favore dei diritti di tutti i turchi."
"Considero incoraggianti i passi storici che la Turchia e l'Armenia hanno appena compiuto per normalizzare le loro relazioni e mi auguro che questo processo porti appena possibile a una normalizzazione totale."
La Croazia ha registrato buoni progressi in termini di conformità con i parametri stabiliti nei negoziati di adesione e i negoziati sono formalmente ripresi dopo l'accordo politico tra Slovenia e Croazia sulla gestione della questione frontaliera. La Croazia deve portare avanti il programma di riforme, in particolare per quanto riguarda il riordino del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata e i diritti delle minoranze. Se la Croazia soddisferà in tempo tutti i parametri restanti, i negoziati di adesione potrebbero concludersi l'anno prossimo.
Il Montenegro ha chiesto di aderire all'UE nel dicembre 2008 e la Commissione sta preparando un parere, come richiesto dal Consiglio. Le elezioni politiche hanno rispettato quasi tutti gli standard internazionali. Il rafforzamento della capacità amministrativa e il consolidamento dello Stato di diritto rimangono obiettivi prioritari.
L'Albania ha chiesto di aderire all'UE in aprile. La Commissione è pronta a elaborare il suo parere non appena il Consiglio glielo chiederà. Le elezioni politiche hanno rispettato la maggior parte degli standard internazionali. Il consolidamento dello Stato di diritto e il buon funzionamento delle istituzioni statali rimangono obiettivi prioritari.
La Bosnia-Erzegovina deve urgentemente accelerare le riforme fondamentali. Per il futuro europeo del paese è necessario che i dirigenti adottino una strategia condivisa sulla direzione globale del paese e manifestino la volontà politica di rispettare i requisiti per l'integrazione europea e le condizioni stabilite per la chiusura dell'OHR.
La Serbia ha dimostrato il suo impegno ad avvicinarsi all'UE costituendo un track record di applicazione delle disposizioni dell'accordo interinale con l'UE e intraprendendo riforme fondamentali. Vista la costante cooperazione con l'ICTY, la Commissione ritiene che l'accordo interinale debba ora essere applicato dall'UE. La Serbia deve dimostrare un atteggiamento più costruttivo riguardo alle questioni inerenti al Kosovo.
In Kosovo[1], la stabilità si è mantenuta, ma rimane fragile. La missione UE per lo Stato di diritto EULEX è stata estesa a tutto il paese ed è pienamente operativa. Il Kosovo deve tuttavia affrontare notevoli sfide, anche per quanto riguarda la garanzia dello Stato di diritto, la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, il rafforzamento della capacità amministrativa e la protezione dei serbi e delle altre minoranze.
In un documento separato, la Commissione propone di avvicinare all'UE i cittadini kosovari, anche tramite un dialogo sui visti nella prospettiva di un'eventuale liberalizzazione del regime dei visti quando saranno state intraprese le riforme necessarie e risulteranno soddisfatte le condizioni fissate.
La Commissione propone altresì di estendere il regime commerciale preferenziale ("misure commerciali autonome") attualmente applicato al Kosovo e, quando il Kosovo si sarà conformato alle condizioni previste, proporrà direttive di negoziato per un accordo commerciale.

[1] Ai sensi dell'UNSCR 1244/99.

lunedì, ottobre 12, 2009

Ajmo! Prema Juznoj Africi 2010



Svetski kup mozda sa Bosnom i Slovenijom..

A bez Hrvatske. Steta!

lunedì, ottobre 05, 2009

Ancora sangue



Maledetti.

La furia omicida degli hooligans insanguina ancora i Balcani.

Questa volta il teatro della violenza è la Bosnia, precisamente il paese di Široki Brijeg.

In occasione di una partita di calcio(Brijeg - Sarajevo) gli ultras delle due fazioni danno vita ad una vera guerriglia urbana: rimane sul terreno il giovane tifoso del Sarajevo Vedran Puljić, colpito a morte da una pietra.

Le parole non servono.

Non servono più.

mercoledì, settembre 30, 2009

A difesa di Belgrado, con la mente e con il cuore



Sono giorni di sofferenza per chi ama Belgrado.

La capitale serba (e di riflesso tutto il Paese) sono tornate al centro dell'attenzione per una serie di gravi episodi di violenza, soprattutto a danni di stranieri. In seguito a uno di questi attacchi indiscriminati ha perso la vita un giovane tifoso francese, il ventottenne Brice Taton, "colpevole" di aver assistito ad una partita di calcio della sua squadra del cuore in una terra straniera.

Nei giorni successivi gli attacchi si sono ripetuti, e alla fine la minaccia squadrista degli hooligans (perchè questi gruppi di giovani violenti sono organizzati all'interno delle tifoserie calcistiche o dei partiti politici estremisti) ha umiliato lo Stato cancellando il gay pride.

Si tratta di un brutto momento, per certi aspetti drammatico ma ritengo opportuno (di più sento il dovere) puntualizzare alcune cose.

Io a Belgrado vado da una vita, e lo faccio spesso (mai quanto vorrei).

Sono stato nella città bianca in tanti momenti che - per uno straniero - avrebbero potuto essere considerati "sensibili" (l'inizio del processo a Milosevic, l'indipendenza del Kosovo) e mai ho avuto problemi.

Sono stato allo stadio a vedere la mia Stella Rossa, ero l'unico italiano in mezzo a migliaia di tifosi, gli avversari erano italiani (il Milan), la partita era sentita ma non è successo nulla.

Chi va a Belgrado non può non innamorarsi delle persone, della loro gentilezza, della loro disponibilità.

E non può esimersi da salutari passeggiate notturne, in una città silenziosa e incredibilmente priva di traffico, che trasmette una sensazione di sicurezza - quasi domestica- che non ho mai sentito in nessun altro posto al mondo, neanche nel mio quartiere a Torino.

Belgrado non è il Bronx: oggi e domani saranno in tanti a Trg Republike; porteranno fiori, porteranno candele, porteranno orgoglio, amore e rabbia.

Guardateli bene quando passeranno, e non scordateveli, perchè Belgrado sono loro.

martedì, settembre 29, 2009

End in site for Yugoslav domains


Websites using the .yu domain extension will cease to be available online from 30 September.

The extension - assigned to the former Republic of Yugoslavia - has been replaced by .rs (for Serbia) and .me (for Montenegro).

Icann - which oversees the assigning of top-level domain names - allowed extra time for sites to make the transition before removing the .yu extension.

It is thought up to 4,000 websites have still not migrated to a new domain.

However, the Serbian National Register of Internet Domain Names has requested a postponement of several months; The Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (Icann) is meeting to consider the request.

Icann removed the .yu extension from their list of approved country domain names in 2006.

The former Republic of Yugoslavia was renamed Serbia and Montenegro in 2003, although Montenegro subsequently broke from the union in 2006.

Icann says the .rs and .me extensions are now the appropriate domain names as the Republic of Yugoslavia no longer exists.

Established in 1989, the .yu domain was first assigned to the Socialist Federal Republic of Yugoslavia.

With the break-up of the Socialist Republic at the start of the Balkan wars, the .yu domain was held by newly independent Slovenia but was eventually passed on to the Federal Republic of Yugoslavia in 1994.

Since then, it has been managed by the Yugoslav Domain Registry at the University of Belgrade.


(BBC)


giovedì, settembre 24, 2009

Sindaco ma che dice?




Oggi parliamo del simpatico Željko Kerum, sindaco della città di Spalato.
Questo brillante politico domenica scorsa, durante un'intervista con la televisione di stato croata HRT 2 ha rilasciato una serie di lucidissime dichiarazioni anti serbe ("serbi e montenegrini hannno fatto solo danni, a casa mia non li farei entrare, non auspico investimenti economici serbi" eccetera eccetera).
Il povero sindaco, travolto dalle polemiche (le diplomazie serba e montenegrina hanno protestato, il ministero degli esteri di Zagabria si è dissociato, sono partite varie denunce), si è poi scusato dicendo che davanti alle telecamere prova forte disagio.
Segnalo un commento preso da B92: "Non ha senso punirlo. Ci ha già pensato la natura...".
La vecchia ironia balcanica non ci delude mai.

Bandiera della Jugoslavia che fu