giovedì, dicembre 04, 2008

Forza Fiume! (anzi Fiumana)


Resuscitare una squadra di calcio per sanare una ferita della storia: l'esodo degli italiani che nel dopoguerra dovettero abbandonare Fiume, l'Istria e la Dalmazia portandosi appresso poche cose, qualche volta soltanto i ricordi e tra questi la nostalgia per una società di football che era stata l'orgoglio di quella terra. La Fiumana si dissolse nella primavera del 1943, ultima partita il 14 marzo, 4-1 al Vittorio Veneto. I suoi giocatori partirono per il fronte, i suoi tifosi di lì a poco si sarebbero trovati profughi nei 109 campi sparsi per tutta l'Italia.


Era il primo impatto con un’accoglienza spesso ruvida e sospettosa, che solo il tempo avrebbe ammorbidito. Sessantacinque anni dopo quei giorni, c’è chi vuole ricostruire la Fiumana e riannodare la storia esattamente dal punto in cui si spezzò sotto i bombardamenti e l’incombere delle milizie titine. L’operazione può apparire bislacca e forse per questo è probabile che riesca. Sul tavolo di Giancarlo Abete, il presidente della Federcalcio, riposa da un paio di mesi il progetto di rifondazione del club con l’iscrizione alla serie C (oggi si chiama Prima Divisione) già dal prossimo campionato. Naturalmente non a Fiume, che adesso si chiama Rijeka ed è parte della Croazia.

La nuova sede sarà a Torino, ma lo spirito si avvicinerà ai giorni in cui si giocava allo stadio Borgomarina affacciato sul mare e dall’altro lato c’era il costone di roccia dove si appollaiavano i ragazzi per non pagare il biglietto. Le maglie avranno lo stesso colore amaranto, i pantaloncini saranno gialli e blu per riassumere in una divisa i tre colori della città che in realtà sono cremisi, oro e indaco però sarebbe troppo difficile descriverli. L’idea è venuta a Sergio Vatta, l’uomo che per 14 anni guidò il più forte vivaio del calcio italiano, il Toro da cui uscirono Cravero, Francini, Lentini e una marea di giovani che si sono fatti strada nel professionismo. Vatta nacque a Zara nel ‘37. "Il 30 ottobre del ‘44 - racconta - ci imbarcarono su un cacciatorpediniere tedesco diretto a Fiume e la mia fu l’ultima famiglia di civili italiani a lasciare la città. Il giorno successivo arrivarono i partigiani di Tito".


Da Fiume a Trieste, poi a Udine, Padova, Mantova, infine Torino. Un’odissea: 12 anni trascorsi nei campi profughi, "con gli italiani che ci guardavano male. Pensavano che fossimo fascisti perché scappavamo da un regime socialista. A Mantova, per le elezioni del ‘48, i comunisti promisero di bruciare il nostro campo se ci fosse stato uno spostamento dei voti a destra. Naturalmente non ci fu, tra noi c’era di tutto, operai, pescatori, contadini. E forse fu la prima volta che cadde il muro della diffidenza". L’integrazione non è stata breve ma è diventata solida. I 350 mila profughi sono diventati 800 mila con i figli e i figli dei figli. Più di 40 mila vivono in Piemonte. "E da quando la legge ha istituito il giorno del ricordo, il 10 febbraio, molti giovani si sono riavvicinati alle origini", dice Antonio Vatta, il fratello di Sergio che è il presidente piemontese dell’associazione degli esuli dalmati e della Venezia Giulia.


Così è nata la voglia di coagulare attorno a una squadra mitica il sentimento dell’appartenenza. La Fiumana nell’anteguerra aveva sfiorato la promozione in serie A ed era stata una fucina di campioni: Loik, la mezz’ala del Toro di Superga, i fratelli Varglien, il formidabile centravanti della Roma Volk, e Marcello Mihalic che fu il primo a vestire la maglia azzurra, e la bandiera del Novara, Udovicich. In tutto raccolsero 16 scudetti giocando nei club più importanti. "A Fiume comparve per la prima volta lo scudetto tricolore sulle maglie azzurre: fu per la partita della nostra selezione contro la squadra dei Legionari di D’Annunzio". La storia riprende. Attorno al progetto c’è l’entusiasmo, al sito http//fiumana. myblog.it arrivano le adesioni di chi assicura che la squadra avrà tifosi in tutta Italia perché i profughi sono ovunque. Vatta è sicuro che con meno di due milioni si può costruire una buona squadra in C. "Noi siamo per un calcio serio, limpido, ed è anche per questo che chiederemo ad Abete di iscriverci tra i professionisti perché tra i dilettanti circola troppo denaro in nero. Puntiamo a giocatori disoccupati o a basso ingaggio oppure ai giovani da lanciare per conto dei grandi club: il Milan e la Fiorentina ci aiuteranno ma anche altre società come il Toro e la Juve, visto che anche Cobolli Gigli ha origini istriane".

Lo stadio sarà quello del Parco Ruffini, 8 mila posti, e i soldi pare non siano un problema perché industriali e banche hanno capito quale sarebbe l’impatto di una squadra del genere e poi c’è chi fa i conti con le proprie radici, come Ottavio Missoni, che è il sindaco in esilio della libera città di Zara. "Una volta - dice Antonio Vatta - tra fiumani, istriani e dalmati si era divisi dal campanilismo, da profughi abbiamo trovato una dolorosa coesione. La Fiumana sarà la nostra Nazionale. Eil gesto della Federcalcio sarà il risarcimento morale, tardivo ma importante per quanto perdemmo senza ricevere una lira di indennizzo. Non abbiamo mai alzato la voce. Forse è ora che ci riconoscano qualcosa".

12 Comments:

At 12:26 AM, Blogger Riccardo said...

Ciao!!!
Tutta la mia famiglia dalla parte di mia nonna e' esule giuliana.
Abbandonarono tutti Fiume quando mio nonno decise di non passare dalla parte dei partigiani titini, e quando gli italiani "sparivano" da una notte all'altra.
Mio nonno scappo' sulle montagne e si uni' alla resistenza italiana, mia nonna prese quello che poteva mettere in una valigia e scappo' abbandonando tutto. ...per poi essere trattata come italiana di serie B arrivata in veneto... vabbe'... ormai e' storia.
E' grazie alla giornata del ricordo che si e' risvegliata la volonta' di riappropriarmi delle mie origini... E' bello sapere che non sono l'unico a non dimenticare.
Forza Fiume!

 
At 12:50 PM, Blogger beppe said...

ciao ric
dimenticare sarebbe un nuovo crimine, lo dico sempre..
A presto, alla prossima cena ;)

 
At 3:09 PM, Blogger Lina said...

io invece credo che sarei passata partigiana di tito come il mio santo parente morto è stato partigiano qui in italia a combattere il fascismo che invece ci ritroviamo sempre tra le palle !!!

 
At 7:16 PM, Blogger Riccardo said...

Purtroppo non tutti in Istria sono stati cosi' fortunati da poter scegliere... spesso uccisi solo per rancori personali o semplicemente perche' italiani....

 
At 11:03 AM, Blogger beppe said...

Gran parte uccisi e infoibati perchè italiani.
Tecnicamente parlando è stato un genocidio, rimosso dalla storia patria per questioni di opportunità (i criminali fascisti sono stati amnistiati da Togliatti e destinati ad importanti carriere, vedasi il Gen. Roatta) e per il controllo che il PCI aveva sugli storici italiani.
Cosa purtroppo ancora presente ai giorni di oggi..
Eppure la bella iniziativa di Vatta è fatta per unire e va assolutamente appoggiata!

 
At 11:05 AM, Blogger beppe said...

ps: in italia il fascismo è morto.
il comunismo invece è fin troppo vivo e vegeto, seppur fastidiosamente radical-chic.

 
At 6:48 PM, Blogger Lina said...

se è morto il fascismo perchè stanno sempre la a rompere ridacchiando alla faccia del mio parente morto partigiano, che poi non lo era manco partigiano sul serio, gli serviva qualcuno da ammazzare perchè da qualche parte avevano fatto fuori un fascista nazista...
e poi sto rin.. di fini che va a pescare in zone proibite per farsi pubblicità..
non c'è una zona al mondo in cui il comunismo abbia fatto cosi' tanti danni come il fascismo ( 6 milioni solo di ebrei fumati)
e poi quando dico che in yugo c'era il comunismo mi dicono tutti che era il socialismo e se devo morire ammazzata preferisco che sia per la sinistra piuttosto che per la destra
e guardate il popolo come stava bene sotto tito al contrario degli italiani che o erano fascisti convinti o morivano di fame..
vi sono dittature e dittature..
visto che mi stuzzicate tiro fuori il post che ho nel cassetto su giacomo scotti..
e diro' di piu'.. tutti sti discorsi sono antiquati, perchè è molto piu' facile morire di mafia che di politica e la mafia ha una sola politica.. la sua.. senza ne destra ne sinistra

 
At 10:37 AM, Blogger beppe said...

Rimango della mia idea.
Le dittature sono tutte uguali.
Il comunismo ha fatto molte più vittime del nazifascismo, ma in una fase storica molto più lunga.
Non confondiamo "comunismo" e "sinistra"; la sinistra normale (quella che si è schierata con i martiri di Budapest, Praga e oggi con le vittime dei regimi a Cuba, Corea del Nord, Iran) in Italia è sempre stata marginale.
La sinistra comunista ha appoggiato il regime nazista sovietico..

 
At 8:51 PM, Blogger Lina said...

allora non confondiamo democrazia e dittatura perchè in democrazia ci possono anche essere dei partiti piu' decisi come la destra di storace e la sinistra arcobaleno.. certo che non me ne frega niente della destra di storace, mentre mi dispiace che tutta la sinistra non sia in parlamento
non è una vera democrazia quella che rappresenta solo una parte di popolo..
comunque l'informazione in italia non è democratica quindi di conseguenza parlare di democrazia qui è relativo..
ci avviciniamo piu' ad una dittatura che a una democrazia

 
At 5:58 PM, Blogger RENATO said...

@Lina: ma non ti vergogni di appartenere a un movimento che ha ucciso, nel nome di falsità storicamente provate e di dittature crudeli come appunto quella di Tito, milioni e milioni di vittime innocenti in ogni angolo del pianeta? Porta rispetto per i poveri fiumani, istriani e giuliani colpevoli non di essere fascisti o comunisti, ma semplicemente quel che tu ad esempio non riuscirai mai ad essere: ITALIANI!!!

 
At 4:24 AM, Anonymous Anonimo said...

La ringrazio per Blog intiresny

 
At 4:25 AM, Anonymous Anonimo said...

imparato molto

 

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