mercoledì, agosto 04, 2010

Oluja brucia ancora



Era l'alba del 4 agosto del 1995.
L'esercito croato con una operazione militare in grande stile - nota come Oluja o Tempesta - si riversava nell'area della Krajina, territorio (a maggioranza serba) appartenente alla Croazia ma da quattro anni sede di una Repubblica serba autoproclamata con capitale Knin e riportava la sovranità di Zagabria sull'area.
L'attacco (che non incontrò alcuna vera resistenza, poichè i vertici spolitici e militari serbi avvisati in anticipo si limitarono a togliere il disturbo abbandonando la popolazione nel caos) provocò un esodo di massa da parte della popolazione serba della zona, stimata intorno alle 200.000 unità, costretta a fuggire da una terra che abitava da secoli e ad un avvenire incerto nei campi profughi della Serbia.
Si registrarono molte vittime tra i civili (le cifre arrivano vicino alle 2000 vittime), nonostante il Governo croato avesse preventivamente assicurato gli Stati Uniti (il vero sponsor dell'operazione) che tutto si sarebbe svolto nel rispetto del diritto internazionale umanitario.
Ancora oggi il ritorno dei profughi e il possesso dei loro beni sono oggetto di un'aspra contesa (fortunatamente l'ultima) tra i due stati.
Come sempre la lettura della storia è inconciliabile, a seconda che l'osservatore si trovi a Zagabria - dove Oluja è celebrata come parte della guerra di liberazione e la data di domani è un giorno festivo - e di festa - o a Belgrado, dove la stessa Oluja è considerata un caso lampante di pulizia etnica.
Probabilmente - anche alla luce delle pesanti richieste di condanna che la Procura del Tribunale per la ex Jugoslavia ha chiesto nei confronti di Gotovina, Cermak e Markac - al tempo i vertici militari dell'operazione - sono vere entrambe le posizioni.
La Croazia reclamava una parte del proprio territorio legittimo (occupato da una leadership criminale come poi sancito all'Aja), ma pulizia etnica e altri crimini di guerra vi sono stati, e non si è trattato certo di episodi isolati.
Come sempre si attende che passi l'anniversario, e con esso la tronfia retorica nazionalista di entrambe le parti (ad uso essenzialmente interno), ma è giunta il tempo di affrontare con coraggio anche questo capitolo di una storia dolorosa che sembra non finire mai.

1 Comments:

At 10:46 PM, Blogger Lina said...

jasenka, ora qui a torino, era fra questi disperati

 

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