lunedì, dicembre 11, 2006

L’Europa nei Balcani, paradossi e contraddizioni



La politica delle Cancellerie internazionali verso i Balcani continua ad essere confusa, contraddittoria e apparentemente (?) improvvisata.
Anche volendo tralasciare l’atteggiamento rinunciatario e connivente che Europa e America hanno tenuto durante le guerre del 1991 – 1995 (stiamo a guardare) e quello “attivo” del 1999 (attacchiamo a prescindere) non si può rimanere perplessi di fronte alla linea attuale, sempre che una linea vi sia.
In Bosnia il sistema Dayton ha fornito legittimità istituzionale alla contrapposizione etnica, ogni cittadino deve dichiarare – volente o nolente – la “parrocchia” di appartenenza, e il prodotto è una classe politica polarizzata sulle “nazionalità”, e conseguentemente incapace (ma soprattutto non interessata) a ricercare accordi di massima sul futuro assetto del Paese e i suoi (enormi) problemi.
Le ultime elezioni lo hanno dimostrato con chiarezza: pur segnando la sconfitta dei partiti nazionalisti tradizionali (quelli che hanno animato la guerra per intenderci), hanno consegnato le chiavi del potere a “nuovi” (?) soggetti i quali basano però il proprio consenso sulla contrapposizione, tanto quanto chi li ha preceduti.
Inoltre il mantenimento di 14 differenti livelli di Governo, spesso in contrapposizione fra loro, e gelosi delle proprie prerogative blocca sul nascere qualunque tentativo di riforma.
In questa situazione non si intravede alcuna soluzione definitiva e sostenibile sul futuro del Paese, e la stessa presenza internazionale (sempre meno sopportata dal popolo bosniaco) rischia di protrarsi sine die; va inoltre sottolineato il costante aumento dell’influenza di Paesi come Arabia Saudita e Iran, che offrono appoggio e molto denaro, e dove i giovani possono recarsi liberamente, al contrario dell’umiliante e vergognoso muro chiamato Schengen da noi edificato.
Ma le contraddizioni più evidenti si scorgono analizzando la politica europea riguardo Serbia e Kosovo: nel 1999 l’azione militare è stata perseguita senza pensare in alcun modo alla gestione dell’area per il periodo successivo; con la risoluzione 1244 le Nazioni Unite hanno garantito l’appartenenza della piccola provincia alla sovranità della Serbia, ma poi si è preferito cambiare idea, anche in seguito alla pressione esercitata (a mano armata) da una delle parti, che ha dato fuoco alle polveri nel Marzo dell’anno 2004, e ha mostrato una volta di più che nei Balcani la Comunità internazionale alla fine premia chi è più forte, smaliziato e cinico.
All’inizio si è preteso dal Governo kosovaro il rispetto di alcuni standard minimi (minoranze, stato di diritto) per intavolare il confronto sul futuro status della Provincia. Poi si è cambiata opinione, e il prossimo Gennaio (dopo le elezioni politiche in Serbia) verrà annunciata la proposta internazionale a prescindere dal rispetto o meno dei criteri umanitaria.
La soluzione kosovara sarà ambigua (guarda un po’…) e darà al Kosovo l’agognata indipendenza seppur priva di un reale riconoscimento internazionale ( o perlomeno di un seggio alle Nazioni Unite), con una struttura gerarchica sotto l’egida della Comunità Internazionale e sulla falsariga di quanto costruito in Bosnia: insomma un modello vincente…
La Serbia: qui si assiste invece alla logica del “bastone e della carota”; mentre l’accordo di associazione con l’Unione Europea rimane bloccato fino a che non saranno consegnati i criminali di guerra Karadzic e Mladic, si invita il Paese alla Partnership con la NATO (ma non era l’esercito serbo il principale protettore dei famosi latitanti?).
Manca poi il coraggio di dire che il Kosovo è perduto: non lo dice l’Europa (almeno chiaramente), e non lo dicono i politici serbi, che nulla fanno per preparare la propria opinione pubblica (che ha tutt’altro tipo di problemi, assai più seri) all’inevitabile perdita della Provincia.
Questa ambiguità fa si che in Serbia sia stata approvata una nuova Costituzione, pasticciata e confusa, ma contenente nel preambolo l’indiscussa appartenenza del Kosovo alla Serbia, mettendo così d’accordo tanto i democratici (Tadic e Draskovic) quanto i nazionalisti di intensità variabile (Nikolic e Kostunica).
Inoltre il già citato muro di Schengen allontana (e non poco) le simpatie dei serbi per l’Europa, percepita sempre più come ostile e prevaricatrice, a tutto vantaggio di quei nazionalisti che Bruxelles vorrebbe invece combattere.
La situazione come si può ben vedere è complessa, e l’insieme di fattori di scontento, frustrazione e mancanza di prospettive certe per il prossimo futuro potrebbero far ripiombare la Regione Balcanica nel vortice del conflitto, magari con l’appoggio interessato dei nuovi terrorismi e nell’indifferenza stizzita del resto del continente.
Se non ricordo male abbiamo già visto qualcosa di simile quindici anni fa.

4 Comments:

At 7:40 PM, Blogger cicciosax said...

Molto condivisibile e saggia la tua analisi, bepìn.

 
At 3:04 PM, Blogger Roberto said...

Condivido molto di quello che scrivi anche se non credo che oggi esistano rischi di un conflitto esteso e tragico come quelli degli anni '90. Se la comunità internazionale ha le sue responsabilità, anche le classi politiche locali dovrebbero però decidere finalmente di fare i conti con il (loro) passato e decidere di voltare pagina una volta per tutte. Saluti.
Roberto
www.passaggioasudest.ilcannocchiale.it

 
At 2:29 PM, Blogger beppe cuoco said...

Un conflitto paragonabile ai precedenti assolutamente no, qualcosa di meno visibile, a bassa intensità potrebbe invece accadere.
E l'effetto domino (kosovo-republika srpska-macedonia) potrebbe essere inbevitabile
Gli ingredienti non mancano.
Le classi politiche locali sono qualcosa di tragicomicamente ridicolo, quasi peggio della nostra.. ;)
Ma ripeto, ciò che più mi preoccupa è la mancanza di una visione chiara sul futuro dell'area.
Saluti
b.

 
At 2:55 PM, Blogger Roberto said...

Più che un conflitto (per quanto a bassa intensità) io temo uno stato di tensione continuo con più o meno isolati scoppi di violenza. Comunque, sulla mancanza di una visione chiara sul futuro della regione sono d'accordo. La promessa dell'Europa è la chance migliore che tutti i Balcani hanno per il futuro... se solo l'Europa riuscisse a decidere cosa vuole essere. Ciao.
Roberto

 

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