sabato, luglio 11, 2009

Srebrenica, 11 Luglio 1995



Sono tanti 14 anni.
Era il 1995, la data la stessa di oggi.
In Bosnia Erzegovina infuriava da oltre tre anni una sanguinosa guerra civile, fatta di massacri e sofferenza: la più multiculturale fra le repubbliche jugoslave pagava a caro prezzo la propria diversità, pagava ciò che maggiormente rappresentava, l'intreccio di culture e tradizioni simili ma non uguali.
Qualcosa che ai boia che avevano deciso di smembrare la Jugoslavia per mantenere il proprio potere politico appariva oltremodo inaccettabile.
Vicino al confine serbo, maledettamente vicino, c'era Srebrenica. Cittadina nota in tutta la federazione per le sue acque termali, e per l'ospitalità del suo popolo, in gran parte musulmano (oggi diremmo bosgnacco).
Srebrenica, allo scoppio delle ostilità era divenuta un'enclave nel territorio serbo, era stata posta sotto assedio dalle truppe serbe e bombardata senza pietà.
Le Nazioni Unite l'avevano dichiarata zona protetta ("safe haven") e posta nelle mani di un piccolo contingente di caschi blu olandesi.
Ciò che accadde è entrato nella storia della malvagità umana.
Più di settemila persone vennero trucidate e i loro resti seppelliti in fosse comuni.
Genocidio, quasi autoevidente, eppure ci sarebbe voluto molto altro tempo per ammetterlo; anche il diritto sa come essere timido e perdere di vista la giustizia.
Sono tanti 14 anni.
Eppure non sono stati abbastanza per ritrovare tutte le vittime, ricomporre i loro corpi e assicurare i macellai alla giustizia.
Non sono abbastanza per restituire la voglia di vivere a chi ha perso qualcuno. Ma una vita intera non basterebbe.
Non devono essere abbastanza per farci dimenticare ciò che è avvenuto, come è avvenuto e perchè sia avvenuto.
Non sono poi così tanti 14 anni.

3 Comments:

At 6:38 PM, Anonymous Anonimo said...

Oggi per caso ho scoperto questo blog, ero sulla scia di Ivo Andric, scrittore che amo..ho trovato strudel di semi di papavero che faceva mia nonna.
Il" ponte sulla Drina" è un libro meraviglioso.
Ho gironzolato per il blog e sono arrivata qui: che dire? Io ieri mi son fermata a pensare, come mi fermo a pensare il 27 gennaio. I giorni della memoria li dovrebbero ricordare a scuola, nelle scuole di Europa, del mondo.
I ponti erano fatti per unire, mettere in comunicazione , paesi,persone, città, culture, sponde, religioni. Ma hanno voluto distruggere i ponti e quando si distruggono i ponti subito dopo si stermina la gente.
La parola genocidio è agghiacciante, ma questo hanno fatto.

 
At 12:20 PM, Blogger Lina said...

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At 12:23 PM, Blogger Lina said...

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